Marco Filiberti Presidente e Direttore Artistico
Marilisa Cuccia Presidente Onorario
Angela Lauro Vicepresidente
Antimo Verrone Tesoriere e Consigliere
Stefano Sbarluzzi Segreteria Generale
Germana Giorgerini Direttore di Produzione
Benito Leonori Consulente Tecnico
Emanuele Burrafato Coreografo
Lisa Capaccioli Aiuto Regia
Antonella Mucciaccio Comunicazione e Ufficio Stampa
Alessia Capelletti Ufficio Stampa
Francesca Santoro Social Comunication
Simona Biancu e Alberto Cuttica Fundraising e Sviluppo
Studio Veglianti Amministrazione

 

GLI ETERNI STRANIERI

Diletta Masetti, Giovanni De Giorgi, Luca Tanganelli, Matteo Tanganelli, Stefano Guerrieri

 

GLI AMBASCIATORI DELLE VIE DEL TEATRO

Benedetta Origo, Fulvia Mazzuoli, Daniele Derossi,
Grazia Marchianò, Carol van Wonterghem, Graziella Macchetta, Ilaria Miani, Eleonora Contucci,
Cristina Viti

MARCO FILIBERTI

Marco Filiberti è un regista teatrale e cinematografico, drammaturgo, sceneggiatore e scrittore italiano che ha posto al centro della propria ricerca e della propria poetica la dimensione apocalittica insita nel nostro Tempo, i rischi di un collasso antropologico, i mutati rapporti con il nostro patrimonio archetipico e, soprattutto, la connessione tra questa minacciosa deriva e le funzioni escatologiche e salvifiche proprie dell’arte.

Come contenitore e spazio di ricerca di queste istanze, almeno per quanto riguarda la parte del suo lavoro dedicata al teatro, nel 2013 Marco Filiberti fonda nel cuore della Toscana – in Val d’Orcia, riconosciuta dall’UNESCO patrimonio dell’umanità per insuperato equilibrio tra natura e civiltà – LE VIE DEL TEATRO in Terra di Siena, un’organizzazione culturale senza fini di lucro che si è immediatamente distinta per presupposti, identità artistica, etica di impostazione, rapporto con il territorio, approccio didattico e respiro internazionale.

 

IL SUO LAVORO

Nato a Milano, si laurea in Storia del Teatro Francese all’Università degli Studi di Milano e studiano in diverse prestigiose accademie internazionali si specializza in regia e drammaturgia. Negli anni ’90 compie un articolato percorso in campo teatrale e musicale: debutta nel Don Giovanni di
Mozart con la regia di Andrea Di Bari e la direzione di Claudio Desderi, mette in scena Tre Monologhi per Marisa Fabbri, realizza dischi per etichette come Fonit Cetra, Warner e CNI, interpreta Shakespeare (Sogno di una notte di mezza estate), Brecht (L’Opera da tre soldi), Bernstein (West Side Story) e si segnala come interprete di liederistica e dei songs di  Gershwin.

Il 2001 vede il suo esordito cinematografico come autore, regista e attore. Prima con il cortometraggio Vespero a Tivoli, vincitore del Festival del Cinema di Salerno e molto apprezzato al Los Angeles Italian Film Festival. Poi, nel 2003, al Festival del Cinema di Berlino con il film Poco Più di un Anno Fa – diario di un pornodivo (uscito in USA e nel resto del mondo con il titolo Adored) che gli garantisce riscontro internazionale, vincendo diversi premi, tra cui:
Globo d’Oro Speciale 2003 dalla stampa estera
Premio della critica all’ “Out Fest” di Los Angeles
Miglior film e premio del pubblico al B.A.F.F.
Premio del pubblico al Festival del Cinema Indipendente di Foggia;
Premio speciale Duellanti per il miglior DVD italiano all’Italian DVD Awards

Nel 2006, mentre realizza il cortometraggio Sulle tracce di Medora, torna al teatro con Le donne, i cavallier, l’armi pietose canto… tratto dai poemi di  Ariosto e Tasso, ripreso nelle stagioni 2007/08 all’Ambra Jovinelli di Roma, dove presenta anche Arc en Ciel.

Nel 2009, il suo film Il Compleanno (la sceneggiatura del quale è selezionata dagli Ateliers d’Ecriture d’éQUINOXe), prodotto da ZEN ZERO, viene presentato in Selezione Ufficiale (Controcampo Italiano) alla Mostra del Cinema di Venezia per essere distribuito in diversi paesi europei e negli Stati Uniti (con il titolo David’s birthday), vincendo altri premi:
Miglior film al Festival del Cinema Italiano ad Ajaccio
Premio del pubblico al Terra di Siena International Film Festival e alle Journées du Cinéma Italien in Francia
Miglior fotografia e il miglior attore protagonista al B.A.F.F.

I film di Marco Filiberti diventano anche oggetto di Il Melò Ritrovato (De Luca Editore, 2009), volume di saggi redatto da importanti voci della critica italiana.

La svolta nella sua attività teatrale avviene nel 2012 con l’accadimento teatrale Byron’s ruins, prodotto dalla Fondazione Pergolesi-Spontini di Jesi e dai Teatri delle Marche, dove per la prima volta Marco Filiberti pone in modo deciso al centro della sua riflessione il dissolvimento degli archetipi nella selvadella modernità.

Nel 2013 fonda in Val d’Orcia Le Vie del Teatro in Terra di Siena, un cantiere di teatro connesso al territorio e alla sua proposta di drammaturgia del rovinismo”, inaugurato con l’opera di grande impatto, Conversation pieces.

Nel 2015 presenta al Teatro Comunale di Città della Pieve Il crepuscolo di Arcadia, imponente e visionaria stazione conclusiva della trilogia Il pianto delle Muse, alla quale è dedicato il cofanetto curato da Pierfrancesco Giannangeli (ed. Titivillus,2016). E nello stesso anno esce anche il suo terzo
lungometraggio, Cain, accolto dalla critica italiana e inglese con unanimi consensi.

Nel 2017 debutta con grande successo Intorno a Don Carlos – prove d’autenticità, tratto da Schiller (drammaturgia pubblicata in un volume edito da Titivillus) e comincia un nuovo e vasto progetto, Parsifal.Intanto si consolida una collaborazione con il Cantiere d’Arte Internazionale di Montepulciano che vede
per la 43° Edizione 2018 il debutto di una nuova versione dei Conversation pieces, tratti da Manfred e Cain di George Gordon Byron.

LA COMPAGNIA DEGLI ETERNI STRANIERI

Diletta Masetti

Più che un’attrice vorrei essere un corpo di luce, in grado di infondere Grazia e Bellezza. Ho dimenticato i nomi delle cose tutte e ho pianto di commozione davanti al mondo snominato con il mio mazzolino di viole da un penny. Cerco solo di lambire le anime immense dei miei spiriti guida, a volte estatica e trasfigurata, a volte cadendo nel ruscello «con il capo adorno di strane ghirlande di ranuncoli, ortiche, margherite e di quei lunghi fiori color porpora che i licenziosi poeti bucolici designano con più corrivo
nome ma che le nostre ritrose fanciulle chiaman dita di morto».

Giovanni De Giorgi

Credo che non valga la pena definire un artista quando è veramente tale. Marco Filiberti tesse suggestioni di ogni genere nel suo lavoro, che coinvolgono fluide gli esseri che arrivano a toccare. In questo luogo artistico ho ritrovato quell’idea di bellezza che oggi sembra ricordo bidimensionale di un tempo perduto, e che invece pulsa e vive ancora nelle persone che la sanno vedere, un’idea di arte e una visione del tempo fuori da qualsiasi recinto o gabbia culturale. Il lavoro è totalizzante, così come deve esserlo l’adesione del testo nel corpo scenico dell’attore, creando unità tra forma e contenuto.

Luca Tanganelli

L’incontro con Marco, da uomo come da artista, è stato per me la scoperta di una conoscenza “verticale” delle cose. Come nella vita, così nei luoghi fisici e mentali dove Marco ci conduce nella sua ricerca artistica, ci viene richiesto di indagare la verità più radicata delle cose, scavando nel buio più oscuro e
profondo e allo stesso tempo tendendo alla luminosità più alta dei nostri sentimenti e pensieri. È un incontro non solo di arte, ma di conoscenza e scoperta umana.

Matteo Tanganelli

Essere un attore per me significa lavorare come un artigiano di una materia preziosa, con cura e con Amore, seguendo un’ indagine ininterrotta che parte da noi per giungere ad un sentire universale che ha in sé le istanze del Sacro e del Bello. Nel lavoro di Marco Filiberti questa necessità incontra l’urgenza ancora più profonda di difendere la nostra pura Autenticità, sempre più minacciata dall’agire quotidiano, permettendole di rivelarsi attraverso il linguaggio della Poesia e del Sublime.

Stefano Guerrieri

In Marco Filiberti esiste una tensione verso qualcosa d’altro che ci appartiene, che ci contraddistingue come esseri “umani”, ma che spesso ci sfugge. Lavorare con lui significa indagare, mettersi a nudo, tentare di abbattere barriere per costruire con fatica del corpo e della mente, per poi abbattere di nuovo e ricominciar da capo. È un processo in continuo divenire, come la vita, e che conduce a quei rari e preziosi istanti in cui la parola, il movimento, la scena, il suono, lo spazio, l’attore e il pubblico diventano un unico organismo che respira, parla, ascolta e muove i suoi primi passi sulla terra.