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Il Crepuscolo di ARCADIA

Il crepuscolo di ARCADIA
dieci quadri per un’Opera-Mondo

ideato, scritto e diretto da
Marco Filiberti

-prima assoluta-

10-11-12 Luglio 2015, h.20.00
TEATRO COMUNALE “ACCADEMIA DEGLI AVVALORANTI” CITTÀ DELLA PIEVE

con

Filippo LUNA ZEUS/MENALCA – Luigi PISANI NATANAELE – Giuseppe LANINO APOLLO
Giovanni DE GIORGI ERMES – Giulia GALIANI BRUNILDE – Luisa MANERI TITANIA
Gabriele VANNI AMINTA – Diletta MASETTI CALLIOPE – Enrico ROCCAFORTE PAN
Emilio VACCA SATIRO – Lucia MAZZOTTA VENERE – Tanita SPANG SILVIA
Noemi ROSSI DAFNE – Emanuele BURRAFATO I FAUNO – Artem PROKOPCHUK II FAUNO

coreografie Daniela MALUSARDI
scene Benito LEONORI
costumi Patricia TOFFOLUTTI
luci Alessandro CARLETTI
suono Marco BENEVENTO

Direttore di produzione Antonino de Pasquale

La fine dell’umanità attraverso lo sguardo degli ultimi Dei: 
non resisteranno al desiderio di salvarla

ImmagineUn viaggio intorno alla morte di Eros e della Poesia nella società contemporanea. Dal 10 al 12 luglio al Teatro degli Avvaloranti di Città della Pieve l’autore e regista Marco Filiberti porta in scena in prima assoluta il suo nuovo accadimento teatrale IL CREPUSCOLO DI ARCADIA, un dramma epico – pastorale sulla morte del desiderio nel mondo di oggi.

Prodotto da Le Vie del Teatro in Terra di Siena in collaborazione con la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi, il lavoro è proposto suddiviso in dieci quadri, durante i quali quindici interpreti, tra attori e danzatori, si muovono tra gli spazi di una civiltà al crepuscolo per provare a scorgere nuovi orizzonti tra le rovine della contemporaneità. Una vasta trama dove Dei, ninfe e fauni si spendono nel tentativo di salvare il mondo e far rinascere Eros.

In un tempo in cui all’età degli Dei e degli eroi è seguito quello di un’umanità soggiogata dal potere del denaro e spenta nell’assenza di desiderio, un clima spaventoso e precario grava su un mondo ormai lontano dal sacro e indifferente alla poesia. Tra il mondo degli Umani e un Olimpo distrutto anche Arcadia, terra di mezzo dove regna un’armoniosa e malinconica sensualità, è al suo crepuscolo. Quando Titania, l’unico essere umano presente nel racconto, percepirà il mondo arcadico, i suoi sensi si risveglieranno ma per capire che la bellezza è inesorabilmente perduta.

«Nella programmatica opera di distruzione del Sistema-Uomo ad opera del Sistema-Profitto – spiega Marco Filiberti – ecco caduto anche l’ultimo baluardo: Eros. Gli esseri umani, privati dei loro archetipi costitutivi (gli Dei), e con essi della loro spiritualità, delle loro pulsioni e emozioni, sono stati poi storditi con la seduzione di un consumismo ingentilito dal miraggio di sedicenti democrazie, supportato, nell’ultimo atto distruttivo, da un uso improprio e letale della tecnologia. Ecco che così anche l’educazione erotico-sentimentale – imprescindibile iter di svelamento dei sensi e delle emozioni, condotto tra proibizioni e incantamenti – è deflagrato nell’immiserente categoria della pornografia tout cour».

Con la morte di Eros ogni incanto, stupore, smarrimento o palpito è venuto meno e con esso anche la funzione della Poesia e di tutte le Arti. «Nel mio spettacolo – aggiunge Filiberti – se Eros è fuggito dall’attacco dell’umanità, Apollo, Dio della Poesia, è rimasto mortalmente ferito nel tentativo di salvarlo perché Amore e Poesia non ponno andar disgiunte. Ma altre categorie fondamentali – il sacro, l’eroico, il femminino – sono state profondamente compromesse e anche di questo si tratta in questo spettacolo».

Tuttavia, sebbene questa rappresentazione dell’apocalisse messa in scena da Filiberti sia imperniata su una concezione pessimistica della realtà e pervasa da un clima minaccioso e precario, esattamente come quello che viviamo ai nostri giorni, Il Crepuscolo di Arcadia non mostra l’orrore che ci circonda, bensì evoca ciò che abbiamo forse inesorabilmente perduto, nella speranza che l’evocazione della bellezza, per quanto profondamente ferita, possa ancora generare un sentimento di rimpianto, una nostalgia sottile ben più tenace della nauseata repulsione esibita nei confronti dell’orrore contemporaneo al quale l’umanità si è totalmente assuefatta. Anche la scrittura originale dell’autore non si serve di linguaggi realistici, ma attinge da una pluralità di fonti affioranti come una rovina dal magma di un lessico che trasfigura i protagonisti in veri e propri corpi poetici. La narrazione si snoda in un seducente gioco formale in bilico tra l’impressionismo panteista di Gide, il capriccio manierista del Tasso e la drammatica cosmogonia di Wagner. Così, delegittimati della propria identità, testi tra loro lontanissimi come Les Nourritoure Terrestres, Aminta e Gerusalemme Liberata e Der Ring des Nibelungen si fondono con suggestioni tratte da Ovidio, Shakespeare, Keats, Shelley, Woolf, Williams e Garcia Lorca per confluire in un tessuto lirico e narrativo di spiazzante sapore post moderno. Nella composita struttura drammaturgica si fronteggiano registri affatto diversi: dall’edonismo arcadico alla tensione dialettica del dialogo platonico, dalla comicità dell’opera buffa del XVIII secolo alla marmorea solennità del wort-ton-drama, dall’epos classico allo straniamento contemporaneo, declinati in un codice espressivo che fonde parola, musica, movimento e danza in un unico flusso espressivo.

Il Crepuscolo di Arcadia è prodotto da Le Vie del Teatro in Terra di Siena in coproduzione con Fondazione Pergolesi Spontini e in collaborazione con il Comune di Città della Pieve ed è il secondo appuntamento della stagione 2015 di Le Vie del Teatro in Terra di Siena, manifestazione dedicata alla scena contemporanea che fino al 27 settembre trasformerà in cantiere culturale la Val d’Orcia, la Val di Chiana e Città della Pieve, un territorio di rara bellezza e integrità riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.