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Sollecitati dalla volontà di tutelare un territorio di rara bellezza e integrità e al contempo di provare a interpretarlo come segno di tempi futuri, le Terre di Siena si sono proposte a noi come teatro ideale, un palcoscenico sconfinato dove rappresentare i mutamenti di valori e di categorie già in atto, segni di un cambiamento epocale ineludibile. Il nostro progetto di teatro come strumento di ri-conversione etica ha al suo centro una volontà fortemente topicizzata di luogo come segno sopravvissuto, rovina, al contempo luogo dell’anima e realtà collettiva; teatro,dunque, non in quanto bello ma in quanto salvato e identificato in quel connubio tra natura e civiltà che è stato riconosciuto a questi luoghi come modello forse insuperato, almeno in Italia. Credo che un territorio investito di questo segno debba provare a farsi interprete di una proposta di ri-conversione verso un’ecologia culturale sostenibile. Noi avanziamo una proposta attraverso una via legata al teatro tramite una nuova riflessione sul senso etico e antropologico insito nella categoria del bello – mai stata tanto minacciata come negli ultimi trent’anni – con la consapevolezza dell’urgente necessità di una nuova alfabetizzazione alle ragioni della cultura e dell’arte, termini talmente svenduti e abusati da aver perso qualunque identità specifica. Si tratta di ri – codificare una possibile funzione estetica ed etica all’interno del nostro microcosmo sociale attraverso un percorso di sensibilizzazione alle categorie della conoscenza, dell’emozione e dello stupore. In questo momento storico alquanto destabilizzante credo sia opportuno domandarsi realmente quale funzione debba avere nella nostra vita il dato culturale e le sollecitazioni che inevitabilmente porta con sé. Noi non abbiamo dubbi sull’assoluta centralità di questa funzione dopo anni di deflagrante imposizione della sola logica del profitto. Pur nella convinzione che i suoi contenuti e le sue forme richiedano decisivi aggiornamenti, pensiamo che poche volte nella storia il sapere, la conoscenza e la sintesi formale che ne deriva, che per convenzione chiamiamo ancora ARTE, siano stati più sollecitati a intraprendere un percorso di rigorosa inquisizione per l’imprescindibile inadeguatezza degli strumenti ereditati dalla modernità. Quello che ricerchiamo è un teatro astratto, metafisico, poetico, che tenda a ridurre le necessità narrative ai minimi termini per porre in primo piano il cupio dissolvi dello svuotamento (dall’ingombro del e da tutte le perniciose incrostazioni contemporanee) e la necessità di perdersi, per sperare di ritrovarsi. E per questo che alle definizioni di spettacolo o di evento – riduttiva la prima, abusata la seconda – si è preferita quella di accadimento: un rito collettivo con radici che affondano in un tempo remoto e rami che si protraggono verso ipotesi di un futuro migliore, nella speranza che,intanto, qualcosa accada dentro di noi.


news del 19.6.2017

“Lo scorso 14 giugno alla conferenza stampa di presentazione della Stagione 2017/2018, nell’ambito della sezione “Eliseo in movimento” Intorno a Don Carlos:prove d’autenticità per la regia di Marco Filiberti sarà in programma con due recite tra il 26 e il 29 aprile al Teatro Eliseo di Roma.
Seguiranno altre date in aggiornamento.”


 

“IL PIANTO DELLE MUSE”
Trilogia apocalittica per un’opera-mondo di Marco Filiberti


Dal 2016 è uscito in tutta Italia il cofanetto “Il Pianto delle Muse” comprendente un LIBRO e 3 DVD a cura diPierfrancesco GIANNANGELI
fotografie di  Maria Elena Fantasia e Stefano Binci
con un epilogo di  Grazia Marchianò

Prodotta da LE VIE DEL TEATRO IN TERRA DI SIENA e FONDAZIONE PERGOLESI-SPONTINI con la partecipazione di AMAT TEATRI DELLE MARCHE e TEATRO COMUNALE di CITTÀ DELLA PIEVE, la trilogia Il pianto delle Muse è andata in scena tra il 2012 e il 2015 tra Marche, Umbria e Toscana.

Presentazioni del Volume “Il Pianto delle Muse”

3-4-5 Aprile 2016 ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI di Macerata
15 Aprile 2016 MAGA Fondazione Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Gallarate
21 Maggio 2016 ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI di bologna
24 Maggio 2016 ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI di Firenze
7 Giugno 2016 TEATRO ARGENTINA Roma
16 Giugno 2016 PALAZZO DELLA CORGNA Città della Pieve
11 Novembre 2016 ATENEO VENETO di Venezia
18 Novembre 2016 ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA Londra

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Il pianto delle Muse è un’opera monografica a cura di Pierfrancesco Giannangeli, edita da Titivillus, comprendente un libro e tre DVD che presentano l’omonima trilogia di spettacoli del regista e autore Marco Filiberti. Un grande affresco declinato in tre stazioni (Conversation Pieces – Byron’s Ruins – Il crepuscolo di Arcadia), volto ad indagare il percorso di svilimento spirituale, antropologico, artistico ed estetico al quale ci ha consegnato la modernità, dal suo affacciarsi sulla scena della storia umana al principio del XIX secolo, fino al consolidamento durante il XX secolo, con una spaventosa accelerazione negli ultimi trent’anni. La specificità di questo percorso, anche in rapporto ad altre esperienze di drammaturgia teatrale sensibili al tema in questione, risiede in due punti: la “sistematicità” del pensiero che lo sottende e la decisione di raccontare l’apocalisse in corso non attraverso i suoi esecrabili effetti – quotidianamente sotto gli occhi di tutti – ma esclusivamente attraverso ciò che l’umanità ha forse inesorabilmente perduto: il mito, il sacro e il bello. La trilogia inscena la colpa della contemporaneità, dalla quale – per Filiberti – nessun uomo può dirsi esente.

Il volume, oltre ad un ricco corredo di immagini a firma di Maria Elena Fantasia e Stefano Binci, include interventi saggistici di Giannangeli e di Grazia Marchianò, i copioni integrali degli spettacoli e una lunga dissertazione di Marco Filiberti inerente al rapporto tra rovinismo e contemporaneità, fulcro della sua ricerca teatrale.

Il cofanetto include tre DVD che contengono gli spettacoli integrali e un apparato di contenuti extra. I filmati, nella loro alta qualità audiovisiva restituiscono al pubblico con intatta fedeltà l’incanto sprigionato sulla scena. Prodotta da Le Vie Del Teatro in Terra Di Siena e Fondazione Pergolesi-Spontini con la partecipazione di Amat Teatri delle Marche e Teatro Comunale di Città Della Pieve, la trilogia Il pianto delle Muse è andata in scena tra il 2012 e il 2015 tra Marche, Umbria e Toscana.

Marco Filiberti consegna nella trilogia Il pianto delle Muse il frutto della propria lotta con una materia poetica incandescente coagulata sulla skené teatrale, specchio immutevole della mutante e contristata scena del mondo. Assistito alla maniera socratica dal proprio dàimon, Filiberti distilla nella sua opera, presentata in questa sede a cura di Pierfrancesco Giannangeli, un’idea di teatro che sfocia deliberatamente, seppure in sordina, in un modello di paideia, di ri-educazione estetica e civile capace, nella tensione ideale che la ispira, di opporsi a quello che Filiberti, senza mezzi termini, definisce il ‘collasso antropologico’ in corso oggi. Ne Il pianto delle Muse le pathosformeln si dispiegano in una misurata polifonia di gesti, posture, suoni, installazioni, effetti di luce e penombra, rallentamenti e accelerazioni nella recitazione e nei silenzi degli attori, dèi ex machina di un ‘accadimento’ che impone agli interpreti un tirocinio di macerante svuotamento di sé. La naturalezza della solitudine gestativa dell’autore si sposa con le solitudini di creativi a lui affini, i suoi “poeti morti”, e azzera le distanze dei secoli in un tempo sospeso nel quale riconoscere la ri-velazione di quel sublime poetico al quale l’autore de Il pianto delle Muse ha dedicato tutto se stesso.

dall’Epilogo di Grazia Marchianò

 

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