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Rassegna Stampa

Arcadia.14.07.15

sole24ore arcadia

 

 

 

Conversation Pieces (2013)

“Bisogna lasciarsi alle spalle i frastuoni festivalieri, le ammucchiate estive di titoli che vorrebbero segnare nuove forme e ultime tendenze in atto, e spingersi fin nella campagna della Val d’Orcia per scoprire sorprendenti realtà spettacolari, sperimentazioni inedite del “fare arte” che coniuga, in mirabile sintesi unitaria, teatro, cinema, letteratura, e natura. Bisogna esserci, fisicamente, per saggiare idee alte della pratica artistica, dove contenuti, talento registico e sapienza autoriale sono ancora possibili. E bisogna lasciarsi stupire, emozionare, senza preclusione di filtri estetici o intellettuali. Perché solo così ci si potrà immergere in quella che si può considerare a tutti gli effetti “un’esperienza artistica”. Tale è Conversation pieces, ideato da Marco Filiberti – raffinato regista di cinema e di teatro – spettacolo concepito open air nella campagna toscana (nel Giardino della Dimora Buonriposo) alla luce del tramonto declinata in quella notturna. Evento unico, irripetibile, che sfrutta la vastità di un paesaggio mozzafiato e gli elementi naturali ai quali si aggiunge l’acqua. Una piscina, delimitata da balle di fieno, e dai circostanti alberi, diventa la scena principale dentro e attorno alla quale si muovono i due protagonisti. C’è una coreografia da origine del mondo, da risveglio primordiale, da eden senza peccato, in quella danza stilizzata che due corpi avvinghiati, Caino e Abele, poi staccandosi, ingaggiano sul vasto prato notturno che si perde a vista d’occhio e illuminato da lunghi fasci di luce mentre risuonano le note di uno struggente valzer. Solo quando subentrano quelle stravinskijane della Sagra della primavera, presagio di un sacrificio da compiersi, intuiremo che quella condizione di assoluta felicità, presto si tramuterà in dramma. È il folgorante inizio di Conversation pieces cui faranno seguito altre potenti sequenze che conferiscono un andamento cinematografico a tutto lo spettacolo immerso dentro sonorità apocalittiche e musiche di Britten, Mahler, Verdi. Il ritmo è segnato da un’intensa drammaturgia che unisce, con originale riscrittura e sintesi, i due capolavori romantici Cain e Manfred di George Byron riducendoli a due soli interpreti e con l’aggiunta di una personale stesura dello stesso Filiberti. Il risultato è un’opera intrisa di poesia, in cui l’alternarsi dei personaggi delle due opere avviene sfumando l’uno nell’altro, in una esemplare simbiosi …. Filiberti firma un allestimento di grande respiro che, del vasto universo romantico in cui ci immerge, intriso di mistero, allegorie, elementi naturali e immaginifici, riesce a ricreare l’intimità. Merito dei due magnifici interpreti, David Gallarello e Luigi Pisani, insostituibili per l’adesione fisica, per la restituzione emotiva che li ha animati, artefici di una grande prova d’attore.”
Il Sole 24 Ore

“La rappresentazione fornisce diversi spunti di riflessioni molto attuali, in una perfetta calibrazione tra contenuti e recitazione, con l’ottimo risultato di una fluida fruizione da parte della spettatore che viene catturato senza rendersene conto dai dialoghi strutturati in maniera eccellente, che conducono passo passo lungo la storia raccontata, arrivando alla fine senza perdere la concentrazione o l’interesse. … A fianco alla bravura dell’autore, degli attori e del personale tecnico organizzativo, un grande protagonista è stato senza dubbio il paesaggio delle Val d’Orcia, che ha fatto da padrone di casa fino all’inizio dello spettacolo, sostituito poi, da una scenografia che con il gioco di luci rendeva perfettamente la dimensione metafisica della storia”
La Nazione

“… uno spettacolo ammaliante,intriso di poesia,in cui i personaggi sfumano l’uno nell’altro, per raccontarci lo scontro tra umano e soprannaturale,i dubbi e l’oblio,il tormento per la morte della bellezza e dell’amore,l’anelito a Dio”
Citta’ Nuova